Piazza Duomo a Termini Imerese: leggere la storia attraverso ciò che resta

Come leggere una piazza

Ogni città ha luoghi che sembrano familiari al punto da diventare quasi invisibili.
Li attraversiamo ogni giorno, ma raramente ci fermiamo davvero a osservarli.

La piazza Duomo della nostra città, Termini Imerese, è uno di questi luoghi.

Ciò che vediamo oggi è solo una parte della sua realtà: il risultato di una lunga sequenza di trasformazioni, fatta di elementi aggiunti e altri scomparsi.

C’è un livello visibile, fatto di edifici, alberature, percorsi.
E poi ce n’è uno invisibile, composto da tracce, relazioni e memorie che continuano a influenzare lo spazio, anche quando non sono più riconoscibili.

In un articolo precedente, “Cosa rende una piazza un luogo che invita a restare?, abbiamo riflettuto su cosa rende una piazza un luogo in cui restare, non solo attraversare.
Questa serie si inserisce in continuità con quella riflessione, ma si concentra su un caso concreto.

L’idea di fondo è semplice: per intervenire su uno spazio pubblico non basta guardarlo, bisogna imparare a leggerlo.

Nei prossimi articoli:

  • ricostruiremo la storia della piazza attraverso ciò che resta
  • osserveremo come funziona oggi
  • presenteremo il progetto di riqualificazione

Non si tratta solo di raccontare un progetto, ma di costruire un percorso di lettura che mette in relazione memoria, uso contemporaneo e trasformazione dello spazio urbano, una chiave per leggere la piazza.

leggere una piazza: Piazza Duomo Termini Imerese
il promontorio del castello e il mare oltre la piazza Duomo
fra piazza Duomo e il paesaggio dominato dal Monte San Calogero, la città bassa

Un luogo prima della piazza

La centralità di questo spazio è più antica della piazza stessa.

In epoca romana, l’area corrispondente all’attuale Piazza Duomo occupava una posizione strategica all’interno della città di Thermae, in relazione con il foro e con altri edifici pubblici. Non abbiamo oggi una forma urbana chiaramente leggibile di quella fase, né un disegno che si imponga allo sguardo.

Eppure, qualcosa rimane.

Leggere una piazza: il visibile e l'invisibile
il sistema delle stratificazioni visibilii e invisibili

Rimane nelle tracce archeologiche, nelle campagne di scavo che nel tempo hanno riportato alla luce frammenti della città antica. Rimane nella conformazione del suolo, nei rapporti tra gli assi urbani, nella posizione stessa della piazza rispetto al resto dell’abitato.

È una presenza discreta, non immediatamente visibile, ma ancora attiva.
Una struttura invisibile che continua a influenzare ciò che vediamo.

Una piazza affacciata sul paesaggio

C’è poi un elemento che distingue profondamente Piazza Duomo da molti altri spazi urbani: il suo rapporto con il paesaggio.

La piazza non è uno spazio chiuso. È collocata su un promontorio e si apre verso il mare, verso il porto, verso la città bassa. Le strade che vi convergono non si limitano a raggiungerla, ma la attraversano visivamente, proiettando lo sguardo oltre, verso l’orizzonte.

Questa condizione produce un effetto particolare: la piazza è allo stesso tempo uno spazio definito e uno spazio che tende verso l’esterno. Un vuoto urbano che non si esaurisce nei suoi limiti, ma si estende nel paesaggio.

È una qualità che non appartiene a un singolo momento storico, ma che attraversa tutte le trasformazioni dello spazio.

campagna di scavo del 1984
scavi archeologici Termini Imerese
campagna di scavo del 1984
scavi archeologici Termini Imerese
i resti vengono riportati di nuovo in luce nel 1985
Leggere una piazza
sistemazione odierna

Trasformazioni e nuovi equilibri

Nel corso dei secoli, la città cambia e con essa cambia anche questo luogo.

Nel periodo medievale, con lo spostamento del potere verso la parte alta del promontorio e la costruzione del sistema difensivo, l’assetto urbano si modifica profondamente. Più tardi, tra età moderna e contemporanea, la costruzione del Duomo e del Palazzo Municipale definisce un nuovo equilibrio spaziale.

La piazza assume progressivamente il ruolo di spazio rappresentativo, organizzato attorno a due polarità: quella religiosa e quella istituzionale.

Questo equilibrio è ancora oggi chiaramente percepibile, si può leggere nella piazza chiaramente.
Ma anche in questo caso, ciò che vediamo è il risultato finale di un processo lungo e non lineare, fatto di adattamenti, sovrapposizioni, trasformazioni progressive.

Leggere una piazza
Planimetria del Castello di Termini dell'Inizio del XVIII sec. : il piano del Duomo è uno spazio subordinato e di risulta rispetto alle fortificazioni

La fontana: una presenza scomparsa

Tra gli elementi che hanno segnato più profondamente la storia della piazza, ce n’è uno che oggi non è più visibile: la fontana che per secoli ne occupava il centro.

Le fonti storiche e cartografiche la collocano in posizione centrale, in relazione diretta con il Duomo e con il Municipio. Non era solo un elemento decorativo, ma un dispositivo spaziale capace di organizzare la percezione della piazza, di costruire assi, relazioni, prospettive.

Della fontana oggi non rimane una forma riconoscibile.

Restano alcuni frammenti lapidei, una statua ricollocata altrove, tracce disperse che non permettono di ricostruirne con precisione l’aspetto originario. Eppure, proprio questa incompletezza è significativa.

La fontana è un esempio chiaro di come lo spazio urbano sia fatto anche di assenze.
Di elementi che hanno contribuito a definirlo e che, una volta scomparsi, continuano comunque a influenzarne la lettura.

In questo senso, l’invisibile non è ciò che non esiste più, ma ciò che continua a essere presente in forma indiretta.

Leggere una piazza
Carta Topografica della Città e Castello di Termini nel Regno di Sicilia", 1720: viene rappresentata la fontana
Leggere una piazza
Particolare degli affreschi della cappella dell'Assunta presso il Collegio dei Gesuiti (ex-tribunale): esempio di come poteva apparire la fontana in origine

Il Novecento e la costruzione dello spazio attuale

È nel corso del Novecento che la piazza assume progressivamente la configurazione che oggi riconosciamo.

Le prime immagini la mostrano come uno spazio ampio, ancora poco strutturato, spesso in terra battuta, privo di una sistemazione stabile. Con il tempo compaiono le alberature, gli elementi di arredo, le prime organizzazioni dei percorsi.

La presenza dei ficus, delle palme, delle aiuole introduce nuove condizioni di ombra e nuove modalità di utilizzo. Allo stesso tempo, il traffico carrabile attraversa lo spazio, contribuendo a definirne l’assetto.

Il risultato è uno spazio stratificato, costruito per aggiunte successive.
Uno spazio in cui convivono elementi di epoche diverse, spesso senza un disegno unitario capace di tenerli insieme.

La piazza prima delle sistemazioni novecentesche: uno spazio ancora aperto e non strutturato, si intravedono i resti di antichi edifici in basso a sinistra
Vengono piantumati i primi ficus sul piano del Duomo
La facciata del Duomo viene completata e le alberature inizialmente collocate vengono eliminate
La piazza Duomo è un parcheggio e l'illuminazione pubblica si adegua al traffico

Leggere una piazza, il visibile e l’invisibile

Osservare oggi Piazza Duomo significa quindi confrontarsi con due livelli.

Da un lato, il visibile: gli edifici, le alberature, le pavimentazioni, i percorsi, tutto ciò che possiamo percepire direttamente.
Dall’altro, un livello meno evidente, fatto di tracce, di relazioni storiche, di elementi scomparsi che continuano a esistere in forma indiretta.

La piazza è il risultato di questa sovrapposizione.

Non esiste una forma originaria da recuperare, né un momento privilegiato a cui tornare. Esiste invece una sequenza di trasformazioni che hanno lasciato segni più o meno leggibili.

Capire questo significa accettare che ogni intervento sullo spazio non possa limitarsi a ciò che è immediatamente visibile, ma debba confrontarsi anche con ciò che resta in modo meno evidente.

frammento angolare della fontana
frammenti lobati della fontana ricomposti
Frammenti della fontana
frammento angolare della fontana
ipotesi di ricollocazione degli elementi di spoglio

Una premessa per il progetto

È proprio da questa consapevolezza che prende avvio il progetto di riqualificazione.

Intervenire su Piazza Duomo non significa ricostruire un’immagine del passato, né aggiungere semplicemente nuovi elementi. Significa piuttosto leggere nella piazza ciò che esiste — selezionarlo, interpretarlo — e costruire un dialogo tra le diverse stratificazioni.

Un dialogo che coinvolge sia le presenze evidenti, sia le tracce più fragili, quelle che non si vedono immediatamente ma che continuano a dare forma allo spazio.

Nel prossimo articolo proveremo a osservare la piazza così com’è oggi, per capire cosa funziona e cosa, invece, richiede di essere ripensato.

Dietro riusourbano
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