Come leggere una piazza attraverso il caso di Piazza Duomo a Termini Imerese. La storia dello spazio urbano come stratificazione di elementi visibili e invisibili: dalle origini antiche alle trasformazioni moderne, fino agli elementi scomparsi che continuano a influenzarne la percezione. Un percorso che mostra come osservare una piazza significhi interpretarne le tracce, le relazioni e le assenze. Un primo passo per comprendere il valore dello spazio pubblico e le basi di un progetto di riqualificazione consapevole.
Chi è davvero l’architetto? Non solo progettista di edifici, ma un professionista multidisciplinare che unisce arte, scienza, tecnica e cultura umanistica. Dalla progettazione al restauro, dall’urbanistica al design, il suo ruolo è dare forma agli spazi in cui viviamo, interpretando bisogni, sogni e futuro delle persone.
Un’esplorazione urbana nata da un esercizio suggerito da Elena Granata: mappare i luoghi dove vivere la città senza consumare. A Termini Imerese, tra giardini, piazze e percorsi pedonali, esiste una rete di spazi pubblici gratuiti che vale la pena riscoprire e abitare, anche per immaginare un altro modello di città.
L’articolo riflette sul conflitto tra vocazione turistica e vivibilità urbana, con un focus su Termini Imerese. Attraverso esempi da Palermo e Cefalù, mette in discussione il turismo come soluzione universale, evidenziando i rischi di esclusione sociale e perdita di identità. Propone invece un modello urbano fondato sulla cura degli spazi pubblici, sull’ascolto della città e sulla valorizzazione delle risorse esistenti.
Architetto o specialista? In un tempo che premia l’iper-specializzazione, questo articolo riflette sul valore della visione d’insieme nel lavoro dell’architetto. A partire da esperienze professionali e letture illuminanti — da I Barbari di Baricco al recente saggio di Elena Granata — il testo mette in discussione i confini rigidi tra competenze tecniche, spazi e funzioni. Progettare oggi significa saper leggere i luoghi e le persone, coltivare curiosità e cultura trasversale. Perché gli spazi, come gli organismi complessi, richiedono uno sguardo capace di collegare, non solo di approfondire.
L’articolo propone una lettura della città come base per rigenerare l’area Porto–Marina di Termini Imerese, punto strategico ricco di contrasti e potenzialità. Storicamente legata ad attività portuali e ricreative, oggi la Marina è già vissuta come parco urbano dello sport. Il progetto dovrebbe nascere da un processo partecipato, con l’obiettivo di riconnettere la città al mare attraverso spazi pubblici flessibili, sport, verde e mobilità sostenibile. Il Masterplan è strumento di sintesi, non imposizione. Si valorizza il paesaggio urbano e naturale, integrando città storica, Monte San Calogero e waterfront verso un parco vivo, inclusivo e identitario.
Il progetto da vita a una nuova relazione tra gli spazi interni e quelli esterni, trasformando l'edificio da un ambiente chiuso e specializzato in uno spazio pubblico aperto, attrezzato per il tempo libero e le attività culturali.
Gli spazi educativi del nido sono pensati come microcosmo urbano, comprendono territori individuali e spazi collettivi, proprio come la geografia urbana. Sono caratterizzati per la loro funzione per consentire ai bambini una prevedibilità del loro uso. Così come spazi pubblici ben progettati inducono comportamenti rispettosi. Comprendono spazi raccolti, intimi come le abitazioni di una città. Il progetto comprende la ristrutturazione leggera e l'allestimento di alcuni ambienti con il supporto di uno studio grafico.
Il progetto prende le mosse dall’ipotesi di rendere l’edificio dell’ex mercato ittico di Termini Imerese una centralità, attribuendogli una funzione aggregativa attorno a cui definire spazi che entrano in relazione con gli altri edifici e con i relativi ambiti, innescando così un processo di riqualificazione di tutta l’area.
La piazza Duomo è un nodo strategico, punto focale dei percorsi urbani e delle funzioni pubbliche, religiose e ricreative. L’accesso alle funzioni definisce gli ambiti e le zone di influenza variando nel corso della giornata e delle stagioni in un rapporto di condizionamento reciproco dello spazio. Gli eventi pubblici e religiosi (concerti, processioni, cortei) modificano in modo più o meno temporaneo gli spazi condizionandone la trasformazione nel tempo.