Città e turismo

Una contrapposizione che dura da decenni

Termini Imerese, come molte città italiane di medie dimensioni, è da anni attraversata da un dibattito polarizzante: da un lato chi ne ha sostenuto la vocazione industriale – oggi in netto declino – o più recentemente quella logistica; dall’altro chi l’avrebbe voluta, e la vorrebbe ancora, una città turistica, secondo un modello spesso invidiato: quello di Cefalù.

città industriale contro città del turismo
fotomontaggi tratti dalla pagina facebook del Comitato Città-Porto

Non è mia intenzione prendere parte a questa contrapposizione, che tende a semplificare la realtà in termini manichei: industria contro turismo, lavoro contro svago. Ma osservando le città da viaggiatrice, da progettista e da cittadina – Palermo e Cefalù in primis – ho cominciato a interrogarmi su quali siano i modelli urbani realmente vivibili. Non ho detto “accoglienti” di proposito: la vivibilità va oltre la capacità di accogliere.

Città del turismo = città migliore?

Le città turistiche sono più vivibili? Offrono lavoro stabile e benessere diffuso? Migliorano la qualità dello spazio urbano anche per i residenti?

Non sempre. Il turismo – e le iniziative pubbliche e private che lo incentivano – non garantisce automaticamente una crescita della qualità della vita per chi abita quei luoghi. In molte realtà, gli spazi urbani diventano il palcoscenico di un’unica interazione possibile: il consumo.

A trarne vantaggio sono sicuramente i proprietari immobiliari, gli esercenti e i servizi privati. Ma per le fasce più fragili – bambini, anziani, persone con disabilità – la città si fa spesso ostile. Le città turistiche sono spesso luoghi in cui se non consumi, non esisti.

Zone di non-consumo: una mappa possibile

Nel suo saggio Il senso delle donne per la città, Elena Granata scrive:

“Provate a elencare le cose che potreste fare nel luogo dove abitate senza spendere soldi. (…) La cultura civile di una città si potrebbe misurare contando tutte quelle cose che si possono fare senza pagare e tutti quei posti in cui si può stare gratuitamente. Zone di non-consumo.”

Ho fatto questo esercizio con i miei figli per la mia città, e ne è nata una mappa. Sorprendentemente, il bilancio non è così negativo, specie se confrontato con città della provincia di Palermo con dimensioni simili: Bagheria, Carini, Monreale, Partinico, Misilmeri.

Termini Imerese ha una buona dotazione di spazi pubblici.anche se la loro cura e manutenzione è stata trascurata per anni. Le attuali operazioni di riqualificazione procedono lentamente, rischiando di prolungare l’inaccessibilità di spazi fondamentali per i cittadini.

zone di non-consumo

Palermo, Termini e la retorica degli “spazi per tutti”

In questo contesto, molti cittadini auspicano un rilancio turistico. Parte dell’amministrazione guarda con interesse a quanto avvenuto a Palermo, dove l’Autorità Portuale ha investito grandi risorse nel restyling della zona portuale, presentandola come operazione strategica della città per il turismo e l’occupazione.

molo trapezoidale
il molo trapezoidale

Un esempio emblematico è il Molo trapezoidale, recentemente aperto al pubblico. Il presidente dell’Autorità Portuale, Pasqualino Monti, l’ha definito:

“Uno spazio pubblico per la città, una grande opera che darà ulteriore impulso all’occupazione” (Livesicilia).

Ma sul sito della Cosedil S.p.A., impresa esecutrice, si legge una versione meno inclusiva:

“Con l’intervento di riqualificazione, l’intera area è diventata polo di accoglienza turistica di élite per la città di Palermo, grazie anche alla possibilità di attracco per i Mega Yacht.” (Cosedil)

Allora, di cosa si tratta realmente? Di uno spazio pubblico per tutti o di un ambiente selettivo, turistico, orientato a una fruizione elitaria?

Uno spazio urbano… o un centro commerciale?

Passeggiando sul Molo trapezoidale si coglie chiaramente la vocazione selettiva del progetto. Non ci sono panchine, né zone d’ombra accessibili, né aree gioco. Il verde è un fondale scenografico, non fruibile. Le uniche sedute all’ombra appartengono ai locali commerciali.

Lo specchio d’acqua con zampilli a ritmo musicale ricorda attrazioni di città come Dubai o Las Vegas. È uno spazio per selfie, non per la quotidianità. Un ambiente spettacolare, ma non ospitale.

molo trapezoidale
la fontana del molo trapezoidale

Il paragone più efficace è quello con i centri commerciali: poche sedute, elementi scenografici di riconoscibilità, percorsi obbligati. Il giardino e la vasca non riconnettono il luogo alla città, ma ne rafforzano l’isolamento e l’accesso selettivo. Non è uno spazio per tutti. E’ uno spazio di consumo.

La città cartolina e l’impoverimento civile

Nel 2004, Richard Ingersoll scriveva in Sprawltown:

“Man mano che le città vengono concepite come una serie di immagini ed esperienze da consumare, si rischia di compromettere il delicato equilibrio tra libertà di associazione e libertà di acquisto. (…) Quando il turismo diventa uno dei pochi usi legittimi dello spazio urbano, allora si tramuta in un problema di ordine politico.”

man mano che le città vengono concepite come una serie di immagini ed esperienze da consumare, si rischia di compromettere il delicato equilibrio tra libertà di associazione  e libertà di acquisto. Il crescente consumo turistico dei centri storici (…) stravolge la vita civica. (…) Quando il turismo diventa uno dei pochi usi legittimi dello spazio urbano, allora si tramuta in un problema di ordine politico, viene concepito come soggetto ideale per l’architettura. Nel momento in cui i cittadini vengono sostituiti dai turisti, molte città si sforzano di riprodurre o di proteggere le forme di una sfera storico-pubblica, senza però difendere gli aspetti di partecipazione politica che un tempo queste contenevano.
 
Richard Ingersoll, Sprawltown, Meltemi Babele 2004
La citta cartolina. la simmetria tra turismo e terrorismo.

Un esempio è Cefalù, città che ha beneficiato moltissimo del turismo. Ma a quale prezzo?

  • Molti residenti hanno lasciato il centro storico: chi possedeva casa l’ha trasformata in struttura ricettiva; chi non la possedeva non può più permettersela.
  • Il centro si è svuotato di attività di prossimità – ferramenta, alimentari – sostituite da negozi e ristoranti per turisti.
  • Le ZTL, pensate per pedonalizzare, hanno spesso reso invivibile la città per chi vi lavora o vi abita stabilmente.
  • Scuole, asili e servizi si sono svuotati: la popolazione residente è invecchiata, il tessuto sociale si è indebolito.
città e turismo
la spiaggia di Cefalù occupata dai lidi

Il centro storico di Cefalù e il molo trapezoidale di Palermo rischiano di diventare parchi tematici per turisti, spazi belli, instagrammabili, senza voce politica e senza partecipazione civica.

Non è una battaglia: è una domanda sul futuro

Questo ragionamento non vuole demonizzare il turismo. Al contrario, vuole suggerire una via alternativa a una falsa dicotomia: città industriale vs città turistica.

La qualità della vita urbana non dipende dal settore economico dominante, ma dalla cura degli spazi pubblici e dei servizi.

Termini non è mai stata una città turistica. Ma è auspicabile che lo diventi?

Forse la domanda giusta è un’altra:
Quali attività esistenti, legate alla storia e all’identità locale, potrebbero essere incentivate per rigenerare economia e comunità?

Un’identità da ascoltare, non da reinventare

La risposta non può che partire da una lettura attenta della città. Come abbiamo provato a fare nell’articolo Una lettura della città – Termini Imerese verso una città dello sport e del benessere, si tratta di consolidare un’identità urbana senza snaturarla.

Perché le città restino vive e inclusive, le scelte urbanistiche devono guardare oltre il turismo e il commercio. Gli spazi pubblici, se ben progettati e accessibili, generano senso di appartenenza e favoriscono relazioni.

Sono questi i luoghi dove i cittadini si riconoscono, e dove la città riconosce se stessa.

Tra turismo e industria c’è spazio per un’altra visione, radicata nella storia, orientata alla qualità della vita e capace di futuro. Ma serve uno sforzo collettivo: da dove si comincia?

Dietro Riusourbano
Ogni articolo che leggi qui nasce da esperienze concrete di progetto. Siamo architetti, il nostro studio è Architetti Gianuario Ustica, e con Riusourbano raccontiamo il nostro modo di abitare, pensare e trasformare gli spazi. Se hai un’idea in mente, o un luogo che vorresti cambiare, siamo pronti ad ascoltarla.
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