Una mansarda fra cielo e mare

Perché le mansarde esercitano un’attrazione così irresistibile nel panorama dell’abitare

Il progetto di riuso di un sottotetto trasforma con una ristrutturazione uno spazio tecnico, sorto per isolare e coibentare il tetto della casa sottostante, in una mansarda fra cielo e mare.

Una mansarda fra cielo e mare

La mansarda è uno spazio abitato situato sotto un tetto spiovente. Questo tipo di abitazione ha sempre evocato un senso di protezione, come se il tetto stesso abbracciasse chi vi abita, creando una sorta di nido. L’inclinazione del tetto non solo definisce il carattere dell’ambiente, ma gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio tra luce ed ombra. Le finestre di dimensioni e forme non convenzionali disegnano la luce che trasforma ogni momento della giornata in un’esperienza luminosa e quasi meditativa.

una mansarda fra cileo e mare

La mansarda ha da sempre esercitato un particolare fascino. Probabilmente alla base di ciò ci sono dei riferimenti letterari e iconografici che, nel tempo, hanno contribuito a costruire l’immaginario di questo particolare ambiente abitativo.

Le soffitte dipinte

L’ambiente della soffitta  è stato spesso rappresentato nell’arte, soprattutto in pittura, con un forte valore simbolico legato a povertà, intimità, isolamento, creatività e sogno.  Molti degli interni un po’ sordidi dipinti da Henri de Toulouse-Lautrec, uno dei maestri più famosi del post-impressionismo, raffigurano interni di case parigine modeste, con riferimenti ai quartieri degli artisti, come Montmartre, dove le soffitte erano le abitazioni tipiche di pittori e scrittori squattrinati. Le sue opere tratteggiano atmosfere bohémienne caratterizzate dalla precarietà, ma anche libertà creativa.

Il cinema sui tetti

Anche il cinema ha subito il fascino di questo magnifico ambiente. Tre esempi per tutti:

Nel film d’animazione Disney “Gli Aristogatti” (1970), la famigliola di gatti, dopo essere riuscita a tornare in città con l’aiuto del gatto Romeo, si rifugia in una soffitta, e qui si svolgono romantiche sequenze fra Duchessa e Romeo sui tetti di Parigi. In una soffitta si svolge anche una delle scene più memorabili. In particolare, durante la sequenza musicale “Tutti quanti vogliono fare il jazz” (“Everybody Wants to Be a Cat”), i protagonisti si ritrovano in una soffitta trasformata in un vivace club jazz. Qui, i gatti randagi, guidati da Scat Cat, si esibiscono in una jam session coinvolgente.

Lo sguardo sulla città de “Il cielo sopra Berlino” (1987) di Wim Wenders, dove i tetti sono luoghi di osservazione, riflessione e sospensione tra cielo e terra.

Il fantasmagorico “Moulin Rouge!” (2001) di Baz Luhrmann ambientato nella Parigi bohémienne che attinge alla poetica della mansarda come spazio di passione e creatività.

“Una vecchia soffitta vicino al mare”

Infine la musica ha contribuito a rafforzare il carico simbolico di intimità, sogno, solitudine e creatività. Gino Paoli ha scritto forse il brano più iconico legato all’immaginario della mansarda: “La gatta” (1960). Quello spazio in alto diventa il simbolo della giovinezza, della semplicità e della felicità perduta. La mansarda è qui luogo di libertà, amore e spensieratezza, in contrasto con la situazione più agiata ma meno felice del presente.

Il celebre incipit de “La Gatta”

“C’era una volta una gatta
che aveva una macchia nera sul muso
e una vecchia soffitta vicino al mare
con una finestra a un passo dal cielo blu…”

L’immagine della soffitta vicino al mare, con la finestra affacciata sul cielo, è entrata perciò nell’immaginario collettivo, diventando una delle rappresentazioni più poetiche della mansarda.

La toilette (Toulouse-Lautrec)
Aulit (Toulouse-Lautrec)
fotogrammi del film "Gli Aristogatti"
fotogramma del film "Il cielo sopra Berlino"
fotogramma del film "Moulin Rouge!"

La mansarda è uno spazio mentale

L’attrazione verso il modello abitativo della mansarda ha tuttavia radici ancora più profonde, che mescolano elementi psicologici, simbolici ed estetici.  La mansarda è percepita come un rifugio, uno spazio raccolto e protetto, quasi separato dal resto della casa e del mondo esterno. L’inclinazione del tetto, le finestre più piccole creano un senso di “nido”, che favorisce la sensazione di calore e sicurezza. La distanza rende pittoresca la veduta dall’alto del paesaggio conferendogli poeticità La distanza oltre che fisica diventa anche psicologica, la percezione di distacco dalla vita quotidiana più frenetica: si è “sopra” il mondo, lontani dal rumore, più vicini al cielo. la mansarda è uno spazio mentale, personale e intimo.

La nostalgia del nido

Per molti, la soffitta è stata il luogo dei giochi da bambini, della scoperta di vecchi oggetti, dei pomeriggi passati a esplorare. Il soffitto inclinato è stato il primo rifugio che ci si costruisce con una coperta. Questo legame emotivo riemerge nella vita adulta sotto forma di nostalgia e desiderio di ricreare quell’atmosfera.

Autoritratto in soffitta (Minardi)
rendering di progetto prove dimensionali

Ambivalenza di uno spazio imperfetto

Anche se in origine le soffitte erano spazi poverioggi trasformati in loft con il supporto del design, sono diventate abitazioni “di charme” a metà tra vintage e moderno. Va detto che il fascino della mansarda convive spesso con delle scomodità pratiche: soffitti bassi, caldo d’estate e freddo d’inverno, spazi difficili da arredare. Ma è proprio questa ambivalenza tra bellezza e disagio che alimenta il fascino della mansarda: uno spazio imperfetto, fuori dagli schemi, in cui però si può creare qualcosa di veramente “proprio”.

una mansarda fra cielo e mare

l progetto di un ambiente protetto dal quotidiano

Una mansarda fra cielo e mare

Questo sottotetto ristrutturato in mansarda è diventato un luogo di rifugio: una barriera contro le intemperie, ma anche un abbraccio che racchiude la vita familiare in uno spazio raccolto. Il cuore del progetto risiede proprio nella capacità della mansarda di accogliere la vita quotidiana, offrendo al contempo un senso di intimità e sicurezza.

una mansarda fra cielo e mare

Il volume della mansarda si stacca visivamente dal corpo sottostante adottando il colore terroso del tetto di tegole. La scala esterna fra pareti bianche accentua la sensazione di allontanamento dallo spazio circostante, fino al ballatoio su cui si apre la porta di ingresso, dalla quale l’ultima immagine del mondo esterno è la parete di roccia calcarea che delimita il piano di posa del fabbricato e una piccola foresta di agave americana.

L’ingresso funziona come una camera di decompressione dall’esterno, ci si libera dello scafandro necessario alla vita esterna, fatto di abiti pesanti, accessori, scarpe, depositando tutto negli armadi, cassetti, contenitori, appendiabiti. Dentro uno degli armadi si nascondono quasi simbolicamente, la lavabiancheria e gli strumenti per la pulizia della casa.

Quindi si attraversa la galleria di libri che funziona come un tunnel di lavaggio dai pensieri quotidiani ansiogeni, tenendo lo sguardo fisso verso il paesaggio celeste della finestra sullo scrittoio.

Si varca una soglia ideale segnata da giostrine colorate e piante ricadenti, e a questo punto il distacco dal mondo esterno è completo e si è giunti nel cuore della mansarda, proiettata fra cielo e mare. 

La maggior parte delle finestre sono aperte verso il mare a Nord: dal soggiorno e dalla camera da letto si vedono quasi solo acqua e cielo.

Solo la camera dei bambini fa entrare la luce calda di mezzogiorno.

Un processo di ”autoprogettazione”

Nata come casa estiva per una persona è divenuta l’abitazione in cui ha avuto origine la coppia e in cui è cresciuta poi la famiglia. Molte parti di questa abitazione sono state a lungo solo un progetto, che poi è passato dalla carta allo spazio fisico anche attraverso un processo di “autoprogettazione.

Come è avvenuto per esempio per la libreria e lo scrittoio per cui un disegno preciso elaborato da noi su richiesta, è stato poi “interpretato” utilizzando tavole grezze scelte e trattate una per una dai proprietari.

Come è avvenuto anche per la cucina Ikea.

rendering di progetto

“La casa deve farsela che ci abita”

Il ruolo del progetto è stato quello di valorizzare al massimo gli elementi del luogo facendo leva sui limiti e sui vincoli imposti dall’esistente e dalle esigenze del cliente come è consuetudine del nostro modo di lavorare. Il progetto si è composto a poco a poco nel tempo adattandosi ai cambiamenti degli abitanti, prendendone le misure e modificando lo spazio di conseguenza. Ci piace pensare di aver messo in pratica ciò che sosteneva uno degli architetti che ammiriamo, Vico Magistretti: “La casa deve farsela chi ci abita. Il mio lavoro in questa prospettiva, non consiste tanto nel proporre soluzioni di arredamento, quanto nel richiamare a chi richiede la mia collaborazione la struttura profonda del rapporto tra lui e lo spazio che intende crearsi intorno. Io mi limito a suggerire un taglio, una specie di struttura nella quale possano svilupparsi e articolarsi le funzioni”.

Questa mansarda fra cielo e mare non è solo un luogo fisico, ma diventa il contenitore di un’intera esperienza di vita, in cui la progettazione dell’ambiente coincide con la costruzione dei legami familiari, del quotidiano e della memoria.

Dietro Riusourbano
Ogni articolo che leggi qui nasce da esperienze concrete di progetto. Siamo architetti, il nostro studio è Architetti Gianuario Ustica, e con Riusourbano raccontiamo il nostro modo di abitare, pensare e trasformare gli spazi. Se hai un’idea in mente, o un luogo che vorresti cambiare, siamo pronti ad ascoltarla.
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