Ci stiamo occupando della ristrutturazione di un edificio del primo Novecento, una costruzione in muratura con molti elementi tradizionali: coppi siciliani, travi in legno, piattabande in mattoni di cotto e persiane in legno. I clienti ci hanno comunicato che non vogliono procedere con il recupero delle persiane originali: troppo costose da restaurare e onerose da mantenere. Verranno sostituite da tende e infissi di ultima generazione, scelti con attenzione per garantire elevate prestazioni termiche.
Una delle motivazioni principali è legata all’immagine “vernacolare” dell’edificio: le persiane vengono percepite come un segno del passato. Così, mentre i coppi della copertura resteranno, le persiane non sopravviveranno al ridisegno dell’edificio.
Eppure questa scelta, apparentemente tecnica, apre una domanda più profonda: cosa significa oggi “chiudere” o “aprire” uno spazio?
Le persiane come simbolo culturale
È vero che la persiana è un simbolo del passato?
In molti contesti mediterranei, la persiana è anche strumento di osservazione sociale: consente di “guardare senza essere visti”, di partecipare alla vita collettiva restando al riparo. In Sicilia, come racconta bene questo articolo di Balarm, la persiana diventa quasi un personaggio del paesaggio urbano — un “occhio del grande fratello” che unisce privacy e curiosità comunitaria.
Molti film l’hanno associata a un’immagine di una cultura “chiusa”, dove la persiana diventa filtro fra pubblico e privato. Permette di guardare fuori senza essere visti e racconta una società che frappone barriere tra interno ed esterno, tra ciò che è intimo e ciò che può essere esibito.
Persino la celebre pubblicità di Chanel del 1991 usava le persiane per rappresentare il confine fra il femminile aperto, luminoso, e il maschile chiuso, inaccessibile.
Anche il cinema italiano del dopoguerra ha utilizzato questo simbolo in chiave sociale. Nel film Persiane chiuse (Luigi Comencini, 1951), il titolo stesso diventa metafora dell’isolamento e dell’invisibilità delle protagoniste, donne relegate nel mondo delle case di tolleranza.
Le persiane chiuse sono qui barriera e prigione: separano il dentro e il fuori, proteggono e insieme nascondono, custodendo una vita che la società non vuole vedere. È la soglia della vergogna collettiva, dove la luce non entra e la speranza resta sospesa.
Ma davvero la trasparenza, oggi, coincide con la libertà?
Le persiane e l’illusione della trasparenza
L’idea di eliminare le persiane per “aprire alla luce” richiama un mito della contemporaneità: quello della trasparenza totale.
Viviamo in una società che si mostra continuamente, ma che al tempo stesso continua a nascondere molto di sé.
Nel film Niente da nascondere (Caché, 2005) di Michael Haneke, una coppia borghese parigina scopre di essere spiata da una videocamera che registra l’ingresso di casa. Non ci sono persiane a filtrare lo sguardo: tutto è apparentemente visibile, ma proprio questa esposizione rivela una verità più inquietante. La casa senza persiane diventa teatro di un’osservazione ossessiva e di una colpa rimossa, invisibile ma costante.
Anche George Orwell, in 1984, descrive una società dove la sorveglianza è totale e l’intimità è abolita, ma la verità rimane distorta e manipolata.
Due esempi che ci ricordano come la luce, da sola, non basti a fare chiarezza: non è l’eliminazione di una persiana che può svecchiare o illuminare davvero.
La società dell’esibizione, proprio mentre proclama la fine dell’ombra, continua a generare le proprie zone oscure.
Forse la persiana, con la sua capacità di mediare fra visibile e invisibile, resta un simbolo prezioso — un invito a riconoscere che ogni spazio autentico necessita di soglie, filtri e misura — un principio che le persiane incarnano fin dalle loro origini.
Una lunga storia di adattamento
Le prime forme di persiane risalgono al 3000 a.C. in Egitto: realizzate in legno di palma o canne intrecciate, servivano a proteggere le abitazioni da sabbia e sole.
Il termine stesso “persiana” deriva dalla Persia, dove questi sistemi erano diffusi e da cui furono introdotti in Europa nel XVIII secolo.
In Italia e nel Mediterraneo, gli stili genovese, veneziano e toscano ne hanno definito le varianti tipologiche a partire dal XIX secolo, fino a renderle un elemento costante dell’architettura urbana e rurale.
Nel 1769 il fisico inglese Edward Bevan brevettò la prima persiana moderna con lamelle mobili azionate da corda e puleggia: una vera rivoluzione.
Funzioni tecniche ancora attuali
La forza della persiana sta nella sua flessibilità:
- regola la luce (controluce, ombra, diffusione);
- protegge dal sole e dal calore;
- consente ventilazione naturale e isolamento termico.
Regolazione della luce, controllo termico, protezione dal sole e ventilazione naturale: funzioni che, nei climi mediterranei, sono essenziali per il comfort abitativo. Oggi la progettazione sostenibile cerca di reinterpretarle con tecnologie più avanzate, come dimostra questo approfondimento sulla casa passiva in Sicilia.Tuttavia, nonostante l’evoluzione dei materiali e delle soluzioni, il principio della persiana resta insuperato per equilibrio tra semplicità costruttiva ed efficacia climatica.
Oggi nessun singolo dispositivo tecnologico sostituisce integralmente queste funzioni: servono vetri schermanti, tende automatizzate e sistemi di controllo elettronico. Eliminare la persiana significa, in parte, rinunciare a un sapere tecnico sedimentato. Nonostante il costo iniziale, il recupero persiane in legno può garantire risultati estetici e prestazionali notevoli.
Persiane tra tradizione e innovazione
Esistono versioni moderne: in alluminio, blindate, scorrevoli o automatizzate. Tuttavia, la classica persiana in legno con lamelle regolabili resta tra le più “smart” per isolamento e comfort, nonostante il suo fascino retrò.
Le ragioni pro e contro il loro mantenimento si muovono tra costi di manutenzione, gusto estetico e valori simbolici. Il recupero delle persiane storiche diventa così una scelta di equilibrio fra sostenibilità e memoria.
Approfondimento: quanto costa una persiana oggi?
Il costo di una persiana varia in base al materiale, alla tipologia di apertura e alla qualità delle finiture. Il recupero persiane storiche richiede un lavoro artigianale specializzato
Indicativamente, per una finestra di dimensioni standard (120×140 cm):
- Persiana in legno: da 350 a 550 € (più 80–120 €/anno di manutenzione).
- Persiana in alluminio o mista (legno-alluminio): da 400 a 650 €, con costi di manutenzione quasi nulli.
- Recupero o restauro di una persiana storica: da 250 a 500 € per anta, a seconda dello stato di conservazione e della complessità del lavoro (sverniciatura, consolidamento, verniciatura a mano).
Il recupero di persiane storiche risulta quindi competitivo quando l’infisso originale ha valore materico o architettonico: oltre al risparmio ambientale, mantiene intatta la coerenza storica dell’edificio.
Conclusione
Non è possibile dare una risposta definitiva: mantenere o sostituire le persiane dipende dal contesto, dalle esigenze del cliente e dal tipo di intervento.
Ma una cosa è certa: la persiana, in ogni sua forma, resta una geniale invenzione capace di raccontare il rapporto tra luce, spazio e tempo nell’architettura mediterranea — e, forse, anche il modo in cui scegliamo di guardare (o nascondere) noi stessi.
Dietro Riusourbano
Ogni articolo che leggi qui nasce da esperienze concrete di progetto. Siamo architetti, il nostro studio è Architetti Gianuario Ustica, e con Riusourbano raccontiamo il nostro modo di abitare, pensare e trasformare gli spazi. Se hai un’idea in mente, o un luogo che vorresti cambiare, siamo pronti ad ascoltarla.
→ ci trovi qui e puoi contattarci a riusourbano@gmail.com

