Il colore nell’architettura degli interni: uno strumento progettuale, sensoriale ed emotivo

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C’è qualcosa di profondamente culturale nella nostra idea di colore in architettura. Da secoli, il dibattito tra materia e decorazione, tra struttura e ornamento, tra bianco e colore, si ripresenta ciclicamente, influenzando il modo in cui progettiamo, abitiamo e percepiamo gli spazi.

Durante una lezione di storia dell’architettura contemporanea al primo anno di università, una frase della mia professoressa mi colpì profondamente:

“La storia dell’architettura che studiamo è spesso in bianco e nero.”

Una constatazione che andava oltre la scelta editoriale dei testi universitari. Quelle immagini monocrome non erano solo un compromesso economico, ma una vera e propria astrazione: un modo per fissare l’architettura nella sua dimensione plastica e razionale, spogliandola del colore, del contesto, della vita reale.Giò Ponti scriveva:

“L’architettura, fatto plastico e astratto, è incolore… la consideriamo acolore. Come la scultura. Come il cristallo.”

Ma la realtà è spesso diversa. Visitare dal vivo le opere dei grandi maestri – da Bruno Taut, a Le Corbusier, ad Adolf Loos – rivela un uso audace, a volte sorprendente, del colore. Spazi che sui libri sembravano neutri e immacolati, nella realtà vibrano di sfumature, materiali, contrasti.

colore e architettura
edificio residenziale, Bruno Taut
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Edifici residenziali, Bruno Taut
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Unité d'Habitation, Le Corbusier
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Villa Müller, Adolf Loos

Minimalismo, bianco e le estetiche del presente

Oggi, sfogliando le riviste d’architettura, non è raro imbattersi in interni definiti “minimalisti”, dove dominano il bianco, il nero e il grigio antracite. Ambienti iper-luminosi, controllati, dalle atmosfere rarefatte.

Questa estetica ha radici profonde: il bianco esalta la forma, la luce scolpisce il volume, l’assenza di colore promette pulizia e rigore. Ma spesso si trasforma in una sorta di dogma visivo, che riduce il colore a un’interferenza da evitare.

In realtà, il colore è da sempre un linguaggio dell’architettura, non un semplice ornamento. È stato usato in tutte le epoche, dagli affreschi egizi alle ville pompeiane, fino al classicismo settecentesco. Negli interni, il colore diventa parte integrante del progetto con lo stile Luigi XV, e da allora non ha mai smesso di dialogare con forma, materia, luce.

Le Corbusier e la tavolozza architettonica

Un esempio emblematico di questa consapevolezza è Le Corbusier, il grande maestro del Movimento Moderno, spesso identificato con il bianco assoluto delle sue architetture.

Eppure, Le Corbusier sviluppò una Claviers de couleurs – una tavolozza codificata di tinte pensate per l’architettura – e realizzò interni sorprendentemente policromi: pareti azzurre, verdi tenui, gialli ocra. Il colore, per lui, non era decorazione, ma parte integrante della percezione dello spazio.
Come scrisse nel Polychromie Architecturale (1931), il colore “modella lo spazio e guida la percezione”.

colore e architettura
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Colore, luce e materia: un sistema integrato

Nel progetto degli interni, il colore va pensato insieme alla luce e alla materia. Una parete scura assorbe luce e crea profondità; una chiara la riflette, amplificando lo spazio. Il valore di riflessione della luce (Light Reflectance Value, LRV) è uno strumento utile per valutare l’effetto di una superficie:

  • LRV 0: superficie nera, completamente assorbente;
  • LRV 70–85%: pareti molto chiare;
  • LRV 100%: uno specchio.
valori di LRV

Il colore, quindi, non è mai neutro: modifica la temperatura percettiva dell’ambiente, incide sull’umore, sulla vivibilità, sulla percezione del tempo.

Anche il fenomeno del metamerismo – ovvero la variazione della percezione di un colore al variare della luce – da difetto si è trasformato in risorsa. Progettare con colori “instabili” permette di ottenere superfici che mutano durante il giorno, rendendo lo spazio più vivo e dinamico.

metamerismo
metamerismo

Dalla sintassi industriale ai colori della natura

Con il consumismo postindustriale, i colori vengono usati come strumenti di marketing. I prodotti domestici – frigoriferi, cucine, telefoni – si tingono di rossi, blu, gialli sgargianti per attrarre l’attenzione e accelerare il ciclo del desiderio.

Sono colori sintattici, generici, decontestualizzati, applicati a ogni oggetto a prescindere dalla materia. Oggi, in un contesto di crescente consapevolezza ambientale, assistiamo a un ritorno ai colori iconici: tonalità legate al materiale di cui è fatto l’oggetto – il rosso del cotto, il grigio del cemento, il verde del rame ossidato.

Questa tendenza si è rafforzata durante e dopo la pandemia. La connessione con il paesaggio, il bisogno di natura e autenticità, ha portato dentro casa i colori che vediamo dalla finestra. Le palette si fanno più morbide, terrose, organiche. L’interior design diventa parte di un ecosistema sensoriale.

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moodboard di progetto ispirata al paesaggio circostante
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Percezione spaziale e psicologia del colore

Il colore non influisce solo sull’estetica, ma sulla percezione spaziale e sull’equilibrio psicofisico. Gli studi sulla psicologia del colore lo dimostrano con chiarezza.

  • I colori caldi (rossi, aranciati, terra di Siena) sembrano avvicinare le pareti e rendono gli ambienti più raccolti, accoglienti. Sono perfetti per spazi di socialità o relax serale.
  • I colori freddi (azzurri, verdi, blu polverosi) danno profondità e aria. Rilassano, ampliano lo spazio e migliorano la concentrazione.

Questa percezione ha radici nell’esperienza: Leonardo da Vinci la tradusse nella tecnica dello “sfumato”, dove la lontananza si traduce in sfocatura e desaturazione. Più qualcosa è distante, più appare freddo e indefinito.

Effetti fisiologici e neuroscientifici del colore

Studi recenti confermano che il colore ha anche un effetto misurabile sul corpo umano:

  • Il blu rallenta la frequenza cardiaca e abbassa la pressione sanguigna (Westland et al., 2017);
  • Il verde, dominante in natura, aumenta l’attenzione e il benessere percepito, come dimostra uno studio sul miglioramento delle performance in uffici con vista su aree verdi (Lee et al., 2015);
  • Il rosso, invece, è attivante: aumenta l’adrenalina, migliora la reattività nei compiti analitici e può anche influenzare i risultati sportivi, come mostrato da Hill & Barton (2005).
colore e architettura
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colore e architettura

In breve, il colore dialoga con il nostro sistema nervoso. Progettare interni senza considerare questi effetti significa rinunciare a una delle leve più potenti del progetto.

Un esempio concreto: il colore come progetto nell’asilo nido

Nel progetto di ristrutturazione leggera e allestimento dell’asilo nido di Termini Imerese, il colore è stato uno degli strumenti progettuali più efficaci e consapevoli. Il budget a disposizione era contenuto e le opere murarie dovevano essere ridotte al minimo, sia per motivi economici, sia per la necessità di rispettare i vincoli del finanziamento e i tempi stretti.

Proprio per questo, il colore è diventato una leva strategica per trasformare lo spazio: ha permesso di distinguere funzioni (accoglienza, area riposo, area attività), creare atmosfera e stimolare la percezione sensoriale dei bambini, senza bisogno di modificare troppo gli spazi.

Abbiamo lavorato su colori tenui e naturali, coerenti con l’idea di un ambiente accogliente, non sovrastimolante ma ricco di sfumature. In alcuni casi, il colore ha anche aiutato a correggere le proporzioni degli ambienti, ampliando visivamente le stanze più buie o rendendo più avvolgente uno spazio troppo anonimo e ripetitivo.

In un contesto educativo come questo, il colore ha avuto anche una funzione pedagogica: diventando parte integrante dell’esperienza quotidiana dei bambini, capace di accompagnare e influenzare positivamente la loro crescita e il senso di sicurezza nello spazio.

colore e architettura
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Il colore come strumento narrativo

Oggi più che mai, il colore è anche un elemento narrativo. Può raccontare una storia, evocare un ricordo, suggerire una stagione. Può dare carattere a un ambiente senza cambiare la forma. E, soprattutto, può rendere uno spazio davvero personale.

In architettura d’interni, il colore non è un’aggiunta finale, ma una scelta strutturale. È spazio, atmosfera, emozione, funzione.
La sua forza risiede nel saper tenere insieme tutto questo in modo invisibile.

Conclusione: progettare con il colore è progettare per l’essere umano

Tornare a pensare il colore come elemento centrale del progetto significa rimettere al centro l’abitante. Non più un’astrazione geometrica, ma una persona con sensi, emozioni, vissuti, desideri.

Progettare con il colore è un atto culturale, ecologico, psicologico. È un modo per dare profondità al progetto, non solo visiva, ma anche emotiva e sensoriale.
In un’epoca dove lo spazio domestico è sempre più al centro della nostra vita, ripensare il colore nel progetto di architettura significa anche ripensare il modo in cui vogliamo abitare.

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Dietro Riusourbano
Ogni articolo che leggi qui nasce da esperienze concrete di progetto. Siamo architetti, il nostro studio è Architetti Gianuario Ustica, e con Riusourbano raccontiamo il nostro modo di abitare, pensare e trasformare gli spazi. Se hai un’idea in mente, o un luogo che vorresti cambiare, siamo pronti ad ascoltarla.
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